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Henry Miller
[1891-1980]

La vita ha sempre l'ultima parola

di Peter Patti

 

Note varie su H. Miller



Henry Val Miller: una delle persone più gentili e più pronte ad aiutare, come hanno testimoniato i suoi amici Lawrence Durrell e Alfred Perlés. Di contro, la sua prosa è tumultuosa, barocca, contiene elementi demoniaci e "faustiani".

"Ogni parola che metto giù ora dev'essere una freccia che va dritta al bersaglio. Una freccia avvelenata. Voglio ammazzare libri, scrittori, editori, lettori. Scrivere per il pubblico, per me non significa niente. Quel che mi piacerebbe, sarebbe scrivere per i pazzi... o per gli angeli."

Quella dei critici, dei "generali della letteratura", è una "trincea" che "deve essere espugnata". "Se è con la mannaia che dobbiamo lottare, usiamola a tutta forza." (Nexus)
Miller ha letto Santa Teresa e Bergson, Elie Faure e Dostoevskij, Rabelais e (horribile dictu!) Voltaire. "La mia fame e la mia curiosità mi spingono in tutte le direzioni contemporaneamente." (Plexus)

Durante l'atto creativo, Henry deve sempre ricordare a se stesso di essere disciplinato. Ecco alcune delle sue regole autoimposte:

- Lavora a una sola cosa per volta, fino a portarla completamente a termine.
- Non inquietarti...
- Pensa unicamente al libro che 'stai' scrivendo.
- Prima di tutto e sempre, scrivi. Pittura, musica, amici, cinema, tutto questo viene dopo.



Più che erotico e pornografico, Henry Val Miller è sensuale in maniera rabelaisiana. I suoi romanzi sono rivoluzionari... non nel senso politico del termine, ovviamente (quella auspicata da Miller è una "rivoluzione dell'anima"), ma in quanto ci mostrano la via per vivere come uomini felici.


Nel suo celebre Diario, Anais Nin scrive dell'autore di Tropico del Cancro: "Mi è piaciuto subito, non appena l'ho visto scendere dalla macchina e mi è venuto incontro sulla porta dove lo stavo aspettando. La sua scrittura è ardita, virile, animale, magnifica. È un uomo la cui vita inebria, pensai. È come me."


Tra i suoi amici c'era anche l'attrice tedesca Hildegard Knef. ("Neff", pronunciavano gli americani.) Una volta, sentendosi osservato da lei, Henry le disse:
-Beh? Che guardi?
-Sei così bello! - esclamò la Knef, con voce rapita.
E lo scrittore: - Ah, chiudi la bocca! Mi rendi molto triste...


Fino al 1961, Sexus (prima edizione francese: 1949, distribuita privatamente), Tropico del Cancro e tutte le altre sue opere erano vietate negli Stati Uniti. In seguito a una celebre serie di processi, il divieto fu sospeso, anche se l'organizzazione Citizens for Decent Literature bollò i libri di Henry Miller come "osceni".


Ha raccontato Inge Feltrinelli: "Tra i più capricciosi [autori] che incontrai, mi viene subito in mente Henry Miller: pretendeva un tavolo da ping pong in ogni casa che l'ospitasse qui in Italia..."


Un confronto tra Henry Miller e Ayn Rand

Come Miller, anche Ayn Rand celebrò l'individualismo. Ma l'individualismo della Rand è inumano. I suoi seguaci non hanno senso dell'umore e non accettano critiche: "My position is rational. You are rational. If you disagree with my position you must be evil." Il moralismo di questa filosofia incoraggia più o meno sottilmente la repressione, l'autoalienazione, la colpa.
Henry Miller, il cui individualismo è simile a quello di Emerson, di Thoreau, di Whitman (e dunque basato su una tradizione americana tra le più genuine), è agli antipodi di Ayn Rand, esule russa fuggita agli orrori del comunismo che crede di individuare la vera palingenesi in certi aspetti radicalizzati del capitalismo americano. Entrambi mettono l'io al centro dell'universo, ma i libri di Miller, capaci di far ridere e piangere, sono l'antidoto dello sterile oggettivismo della Rand. La Rand teorizza un sistema capitalista spinto agli eccessi , in cui il collettivismo non trova più posto; Miller è contro tutti i sistemi. La Rand divide l'umanità in "buoni" e "cattivi" e schizza personaggi bidimensionali che sono - secondo il suo metro di giudizio - solo "buoni" o solo "cattivi"; Miller, di contro, suona alla sua arpa l'intero pentagramma della vita in tutte le sue sfumature. Ad Ayn manca l'umore, mentre Miller...
Nella sua "irrazionalità", Henry è ragionevole. Nella sua "razionalità", Ayn è confusa, irragionevole, e non bisogna sorprendersi se, nei dialoghi dei suoi "eroi" ed "eroine", non si riscontra alcuna forma di amore, di affetto: i discorsi dei suoi personaggi sono pieni di ragionamenti "filosofici"...
Miller è un edonista "senza arte né parte", la filosofia di Ayn Rand è un evoluzionismo à la Herbert Spencer in cui gli "eroi" sono talenti lavorativi (l'architetto di Fountainhead) e/o capitalisti implacabili (l'industriale di Atlas Shrugged), completamente privi di compassione.
Il mondo della Ayn è quello della competizione, che porta alla putrefazione dello spirito. E' un mondo inteso come moderna società civile, piattaforma in cui sviluppare i propri interessi, non il proprio sé, ignorando la psicologia umana. Per Miller ("Se mi si presenta l'occasione, piuttosto che ammazzare accetto di essere ammazzato": Souvenir, Souvenirs), il mondo è invece già putrefatto; ed è solo in questo clima di decomposizione che lo spirito può elevarsi.




"I have no money, no resources, no hopes. I am the happiest man alive."
Henry Miller, Tropic of Cancer

("Non ho né soldi, né risorse, né speranze. Sono l'uomo più felice al mondo. Un anno, sei mesi fa, pensavo di essere un vero artista. Ora non lo penso più, lo sono. Tutto quel che era letteratura, mi è cascata di dosso. Non ci sono più libri da scrivere, grazie a Dio.")
Henry Miller, Tropico del Cancro

©2006-07 L i t e r ae


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