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Henry Miller
[1891-1980]

La vita ha sempre l'ultima parola

di Peter Patti



Bibliografia e recensioni

"I celebrate myself, and sing myself,
And what I assume, you shall assume.
For every atom belonging to me as good belongs to you."

--Walt Whitman, Leaves of Grass

"The greatest men in the world have passed away unknown. The Buddhas and the Christs that we know are but second-rate heroes in comparison with the greatest men of whom the world knows nothing . . . The highest men do not seek to get any name or fame from their knowledge. They leave their ideas to the world . . ."
--Swami Vivekananda, quoted in The Air-Conditioned Nightmare

"The only thing one can do is follow himself . . . dig in, discover what he is, and who he is, and reveal himself."
--Henry Miller


In Italia si deve alla Longanesi il coraggio e il merito di aver "scoperto" Miller per il nostro Paese. Ma la prima edizione in italiano di Tropico del Cancro uscì - a Parigi! - non prima del 1962, per i tipi della Feltrinelli. Il libro si poteva comprare solo in Francia... Anni dopo, la distribuzione fu permessa anche in Italia. Una sovraccopertina posteriore recitava la riabilitazione: "Dovendosi escludere sul piano filosofico che l’arte possa determinare un abbassamento spirituale, quest’opera di Henry Miller è stata prosciolta in istruttoria dal Tribunale Civile e Penale di Milano con sentenza in data 13 luglio 1968".

Purtroppo, nel nominare Henry Miller si pensa subito a "letteratura oscena". Si tratta invece di un autore interessantissimo e "umano troppo umano".
Ho conosciuto diversi individui - obbligatoriamente dediti loro stessi alla scrittura - che mi hanno nominato uno o più titoli di Miller tra i loro preferiti in assoluto: Big Sur, Tropico del Cancro, Tropico del Capricorno... Io forse sono l'unico ad aver fatto una pubblicità accanita per Plexus, opera di oltre 600 pagine che scoprii a 16 anni e che ancora oggi suscita in me un grande entusiasmo.
La seconda opera milleriana che prediligo è Primavera nera (leggetela! sembra essere stata scritta da un Céline newyorkese). Da non trascurare nemmeno il pirotecnico Tropico del Capricorno, cronaca del suo inferno personale nel Leviatano d'America. E poi ovviamente ci sono i suoi due lavori più "classici", ovvero Il tempo degli assassini (dedicato a Rimbaud) e Il colosso di Maroussi (un omaggio alla Grecia, alla sua cultura e ai suoi abitanti).


OPERE PRINCIPALI

- Tropic of Cancer. Paris: Obelisk, 1934; New York: Grove, 1961. (Tropico del Cancro)*
- Black Spring. Paris: Obelisk, 1936; New York: Grove, 1963. (Primavera nera)
- Max and the White Phagocytes. Paris: Obelisk, 1938. (Max e i fagociti bianchi)
- Tropic of Capricorn. Paris: Obelisk, 1939; New York: Grove, 1961. (Tropico del Capricorno)*
- The World of Sex. Chicago: Abrahamson, 1940; New York: Grove 1965. (Il mondo del sesso)*
- The Colossus of Maroussi. San Francisco: Colt, 1941. (Il colosso di Marussi)*
- The Air-Conditioned Nightmare. NewYork: New Directions, 1945. (L'incubo ad aria condizionata)
- Sexus. Paris: Obelisk, 1949; New York: Grove, 1965. (Sexus)*
- Plexus. Paris: Correa, 1952 (French); Paris: Olympia, 1953: New York: Grove, 1965.(Plexus)*
- The Time of the Assassins: A Story of Rimbaud. Norfolk: New Directions, 1956. (Il tempo degli assassini)
- Quiet Days in Clichy. Paris: Olympia, 1956; New York: Grove, 1965. (Giorni tranquilli a Clichy)*
- Nexus. Paris: Obelisk, 1960; New York: Grove, 1965. (Nexus)*
- The World of Lawrence: A Passionate Appreciation. Santa Barbara: Capra, 1979; London: John Calder, 1980. (Il mondo di Lawrence)


ALTRI SCRITTI

- What Are You Going to Do About Alf?. Paris: Lecram-Servant, 1935; Berkeley: Porter, 1944; London: Turret, 1971.
- Aller Retour New York. Paris: Obelisk, 1935.
- Scenario (A Film with Sound). Paris: Obelisk, 1937.
- . Paris: Booster, 1938; Berkeley: Porter, 1945.
- The Cosmological Eye. Norfolk: New Directions, 1939.
- The Wisdom of the Heart. Norfolk: New Directions, 1941.
- Sunday After the War. Norfolk: New Directions, 1944.
- Maurizius Forever. Waco: Motive, 1946; San Francisco: Colt, 1946.
- Remember to Remember. New York: New Directions, 1947.
- The Smile at the Foot of the Ladder. New York: Duell, Sloan, and Pearce, 1948. (Il sorriso ai piedi della scala)*
- The Books in My Life. London: Owen, 1952; Norfolk: New Directions, 1952.*
- Nights of Love and Laughter. New York: Signet/New American Library, 1955 (Ed. Kenneth Rexroth).
- A Devil in Paradise. New York: Signet/New American Library, 1956. (Paradiso perduto)
- Big Sur and the Oranges of Hieronymous Bosch. New York: New Directions. 1957. (Big Sur e le arance di Hieronymus Bosch)
- The Henry Miller Reader. New York: New Directions, 1959 (Ed. Lawrence Durrell).
- The Intimate Henry Miller. New York: Signet/New American Library, 1959 (Ed. Lawrence Clark Powell).
- To Paint Is to Love Again. Alhambra: Cambia, 1960. (Dipingere è amare ancora)(Dipingere è amare di nuovo. Una scelta inedita di acquerelli: il colore, le parole, il segno)*
- Stand Still Like Hummingbird. Norfolk: New Directions, 1962.
- Just Wild About Harry: A Melo Melo in Seven Scenes. New York: New Directions, 1963.
- Henry Miller on Writing. New York: New Directions, 1964 (Ed. Thomas H. Moore).
- Insomnia: Or, the Devil at Large. Euclid: Loujon, 1971.
- My Life and Times. Chicago: Playboy, 1971.
- Or Turning Eighty: Journey to an Antique Land: Forward to the "Angel is My Watermark". Santa Barbara: Capra, 1972.
- Reflections on the Death of Mishima. Santa Barbara: Capra, 1972.
- First Impressions of Greece. Santa Barbara: Capra, 1973.
- Henry Miller's Book of Friends: A Tribute to Friends of Long Ago. Santa Barbara: Capra, 1976 (Il libro degli amici)*
- Mother, China, and the World Beyond. Santa Barbara: Capra, 1977.
- Gliding Into the Everglades. Lake Oswego: Lost Pleiade Press, 1977.
- My Bike and Other Friends. Santa Barbara: Capra, 1978.
- Joey. Santa Barbara: Capra, 1979.
- The Paintings of Henry Miller: Paint as You Like and Die Happy. San Francisco: Chronicle Books, 1982.
- Opus Pistorum. New York: Grove, 1983. (Opus pistorum)
- Dear, Dear Brenda: The Love Letters of Henry Miller to Brenda Venus (Baltimora: William Morrow & Co, 1986) (Cara, cara Brenda. Lettere d'amore di H. Miller a Brenda Venus)*
- Crazy Cock. New York: Grove, 1991. (Uccello pazzo)
- Moloch: Or This Gentile World. New York: Grove: 1992. (Moloch, ovvero questo mondo di gentili)



* Sexus-Plexus-Nexus
Miller Henry ; Mondadori

"Sexus", "Plexus" e "Nexus" costituiscono il seguito ideale del celebre "Tropico del Capricorno" e compongono una sorta di autobiografia in cui l'autore traccia il percorso della propria illuminazione spirituale attraverso la scoperta del sesso e dell'arte, descrivendo così la propria trasformazione da uomo attanagliato dalla civiltà industriale in scrittore. Tema centrale dei tre romanzi è il rapporto di Miller con la seconda moglie June, figura fondamentale nella sua vita e determinante per la sua vocazione artistica: dal primo incontro al matrimonio, fino all'instaurarsi del leggendario triangolo amoroso tra Henry, June e Jean.



* Plexus
Miller Henry ; Mondadori

Opera di grande freschezza e intensa narrazione, con un crescendo "spirituale" nel finale. Una miriade di episodi di vita, inframezzati da sogni e frammenti eterogenei, in cui si cimenta con diversi stili narrativi... facendo mostra di poter scrivere qualunque cosa. Opera matura e omogenea, diversamente da "Tropico del Cancro". E decisamente in ascesa, rispetto al primo episodio della 'Crocifissione in rosa' ("Sexus").
Miller rappresenta benissimo il tormento dell'aspirante artista, spesso però sdrammatizzando con il suo tipico miscuglio di linguaggio da pamphlet e deliziosi quadretti in chiave umoristica. È proprio l'accettazione dei propri difetti, del proprio fallimento come cittadino (non però come uomo tout court!) a rendere umile l'artista Henry Miller e a liberarlo dalle catene dei dogmi e delle dottrine. Squattrinato, senza un lavoro serio, sfortunato in amore, non nasconde di essere un bugiardo, un imbroglione, un intruso.
Le pagine finali di "Plexus" spiegano al lettore il senso della "Crocifissione in rosa" ("The Rosy Crucifixion") e dunque dell'intera trilogia. Se questo romanzo riuscirà a toccarvi emozionalmente, considerate la possibilità di liberarvi del vostro bagaglio "cosmococcico" per spostarvi d un livello superiore della vita, dove tutto è più estatico ma anche più doloroso.


* Tropico del Capricorno
Miller Henry ; Mondadori

Irresistibile e - come sempre in Miller - altamente autobiografico. Romanzo che si incendia tramite una parola-stoppino e sgorga in paradossali torrenti di visioni deliranti, di ricordi del vissuto resi acuti da una mente che amputa la banalità, di filosofie appena abbozzate e subito rinnegate perchè per l'autore è sempre la vita, flusso caotico, che pronuncia l'ultima parola.


* Il colosso di Marussi
Miller Henry ; Adelphi

Questo libro appartiene a una di quelle "prove" a cui molti grandi scrittori si sono sottoposti: il "viaggio in Grecia". Miller ha restituito l'intensità e la vibrazione di quei luoghi, il loro anemos, che subito avverte chi vi giunge. Insieme alla Grecia arcaica, Miller sa far rivivere la Grecia perenne e di ogni giorno, negli incontri occasionali e soprattutto nel ritratto e nelle avventure di un amico: il poeta e saggista Ghiorgos Katsimbalis (è lui il "colosso di Marussi"), una figura di adorabile orco.


* Giorni tranquilli a Clichy
Miller Henry ; SE

Uno di quei libri che si legge tutto d'un fiato. Veloce, allegro e a tratti malinconico. Suscita nel lettore un rincorrersi di storie roccambolesche, ma soprattutto carnali, vivide e verosimili. Senza l'utilizzo di eufemismi, si viaggia su un treno di vocaboli incalzanti, che lasciano il lettore sbigottito e incredulo, ma voglioso di partecipare alla vita disincantata dei personaggi. Vita che si apre a un vivere fuori, senza schemi e pregiudizi, ma soprattutto un fuori che è al di là della gretta esistenza materiale, eppur tanto necessaria.


* Tropico del Cancro
Miller Henry ; Mondadori

La prima volta che lessi il "Tropico del Cancro" ne rimasi quasi deluso. Essendo ancora molto giovane, mi sgomentò, quasi, la piattezza - a tratti - della prosa e, soprattutto, lo squallore delle scene ivi descritte. Soltanto con il tempo potei afferrare l'importanza che quest'opera ebbe per il divenire dello scrittore - orgogliosamente autodidatta - Henry Miller.
Un'interpretazione di Miller - l'artista - potrebbe forse essere questa: tutti i suoi libri sono autobiografici e, per contenuto, forma, stile e consistenza, sfuggono ai canoni comuni. Essi sono, ad un tempo, romanzi "e" saggi.
Miller si snuda per parlarci, con candore disarmante, di sé, dei suoi rapporti con gli amici e con le amanti e mogli (delle quali Mona è la mattatrice indiscussa), e ovviamente delle sue letture, molto disordinate. Sebbene costretto dai venti dell'esistenza a patire fame ed umiliazioni, non perde mai la sua joie de vivre. Si muove tra realismo (prostriboli e ghetti sociali) e metafisica (biblioteche, studiolo privato, la Brooklyn della sua infanzia). È decisamente avanguardistico, ma potrebbe anche benissimo essere un monaco amanuense. Si contraddice, torna sui propri passi e, in un fiume di rivelazioni, scoperte, verità e oscenità, ci abbaglia con la sua vitalità. Racconta tutto, fin nei minimi particolari: ogni scena, ogni episodio; ma sempre - bien entendu! - senza minimamente rispettare l'ordine cronologico degli avvenimenti.
Una prosa invero impulsiva e fluente, la sua. Come dimostrano, del resto, certi stralci di "Tropico del Cancro", che - vi assicuro - alcune persone di mia conoscenza saprebbero citarvi a memoria.
Consiglio 1: leggete questo romanzo solo dopo aver assimilato la "Crocefissione in rosa" ("Sexus", "Plexus" e "Nexus").
Consiglio 2: procurarsi il video o DVD del film del 1970 Tropico del Cancro diretto da Joseph Strick e interpretato dal grande Rip Torn: non vi troverete le "porcherie" del libro, ma potrebbe rappresentare un'ottima anticipazione della lettura.


* Il libro degli amici
Miller Henry ; Il Nuovo Melangolo

"Quando dico amici, voglio dire amici. Non tutti o chiunque può essere vostro amico. Dev'essere qualcuno che vi aderisce addosso come una seconda pelle, qualcuno che infonde colore, drammaticità, significato alla vostra vita... Una vita senza amici non è vita, per quanto comoda e sicura possa essere".
Ed è per rendere omaggio a questi amici, la maggior parte dei quali sconosciuti al pubblico, che lo scrittore americano ha raccolto una serie di ritratti attraverso i quali emerge un altro ritratto: quello di uno dei grandi, e certo il più scandaloso, rappresentante della letteratura americana del '900.


* Cara, cara Brenda. Lettere d'amore di H. Miller a Brenda Venus
Miller Henry ; Feltrinelli

È il 1976. Henry Miller, l'autore di "Tropico del Cancro", ha ottantaquattro anni ed è semi-immobilizzato a letto. Brenda Venus è una statuaria bellezza ventitreenne dal sangue indiano, aspirante attrice. Grande ammiratrice di Miller, questa "Venere del Mississipi" inizia a scrivergli lettere appassionate, non mancando di accludere alcune sue foto. È questo l'inizio di un lungo rapporto (durerà fino alla morte dello scrittore - 1980) dapprima epistolare e in seguito di affinità e sensi destinato a sfociare in storia d'amore. Il corpus e il tono delle lettere che Miller scrisse alla giovane donna sono il consapevole - e prepotente - ultimo atto di un uomo che, anche di fronte alla morte, vuole affermare e vivere il suo desiderio. "Musa e Infermiera", Venere, che sedusse ritraendosi, permise a Miller di morire come era vissuto, amando e desiderando, o, nelle parole dello stesso scrittore, da "gran sporcaccione".
L'edizione italiana è introdotta da Alberto Moravia e contiene una prefazione di Lawrence Durrell.


* Dipingere è amare ancora
Miller Henry ; Abscondita

"Affascinata fin dall'inizio da quel gran movimento di luci, di suoni, di animali, di esercizi sulla corda (al modo degli angeli) e di virtuosismi che è ogni circo; ossessionata dalla scoperta di Rouault, Mirò, Chagall, Max Jacob, Seurat, Dubuffet, Picasso e perfino Klee; con il desiderio evidente di non porre argine al "fluxus" dell'espressione, la pittura di MIller mi sembra soprattutto una mimesi inarrestabile del metodo di apprensione di sé e del mondo che è tipico della sua scrittura. Un metodo che è, appunto, sempre e di nuovo un ricominciamento." (Dallo scritto di Roberto Sanesi)



*Henry Miller. Acquerelli. Dipingere è amare di nuovo. Catalogo della mostra (Pistoia, 1999-2000)
Polistampa

Dipingere è amare di nuovo.
Solo quando guardiamo con gli occhi dell'amore vediamo come vede il pittore. Il suo è un amore, inoltre, libero da ogni senso di possesso. Ciò che il pittore vede egli è costretto a condividerlo. Di solito ci fa vedere e sentire ciò che ordinariamente ignoriamo o ciò da cui siamo immuni. Il suo approccio al mondo ci dice, in effetti, che niente è vile oppure odioso, niente è stantio, piatto e disgustoso, a meno che ciò non sia nella nostra facoltà percettiva. Vedere non è semplicemente guardare. Si deve guardare e vedere. Vedere all'interno e intorno. O, come una volta disse John Marin, "l'arte deve mostrare ciò che succede nel mondo". Quante, quante volte ho tentato di imitare, o di copiare, il lavoro di un bambino! Più di una volta, mettendomi a dipingere, mi son detto: "Ora fanne uno come quello del bambino messicano... o della bambina cinese!". Ma non ottengo mai lo stesso risultato. Vero, di tanto in tanto qualcuno si è avvicinato a me durante una mostra collettiva esclamando: "Che colori gioiosi! Che senso di libertà! Si deve proprio divertire". Ma è la gioia di un uomo infantile. Non ho mai notato un bambino al lavoro che esprimesse questo tipo di gioia. Il bambino è troppo intento a ciò che sta facendo, troppo assorto, per essere consapevole di un'altra emozione. Qualsiasi cosa faccia il bambino, anche che esprima timore, orrore o angoscia, l'effetto sullo spettatore è di gioia. Il lavoro di un bambino non manca mai di appellarsi a noi, di richiamarci, perché è sempre onesto e sincero, sempre imbevuto di quella magica certezza che nasce dall'approccio diretto e spontaneo.


- Intervista con Henry Miller
Wickes George ; Minimum Fax


- Storia di una passione. Lettere 1932-1953
Nin Anaïs; Miller Henry ; Bompiani

Vent'anni di lettere che mettono a nudo un rapporto sentimentale che si rivela più carnale e terreno di quanto si immaginasse. L'incontro tra Anais Nin e Henry Miller non è un semplice incontro culturale, basato solo su affinità intellettuali. Dalla frammentarietà delle lettere emerge una storia intensa, che si racconta da sola tra dichiarazioni d'amore, ricatti, gelosie e tenerezze. L'epistolario è anche il resoconto di una grande amicizia che rimase intatta lungo tutta la vita dei due scrittori.


- Una tortura deliziosa. Pagine sull'arte di scrivere
Miller Henry ; Minimum Fax

Piacevoli "lezioni" dal Grande Autodidatta

Ricordo che, il giorno dopo la notizia della sua morte, ordinai in libreria tre-quattro suoi romanzi che ancora mi mancavano. Io mi ero svezzato con Henry Miller. "Il tempo degli assassini" (la sua biografia di Rimbaud) e "Il colosso di Maroussi" (la sua elegia della Grecia) li possedevo già, insieme al classico - suo romanzo di debutto - "Tropico del Cancro". Ma è stato "Plexus" a segnare profondamente la mia vita. In un solaio-cameretta di una cittadina italiana scoprii, grazie a quel libro e all'età di diciassette anni, di non essere né solo né pazzo: c'erano, là fuori, altri che "sentivano" il mondo come me. Ero all'inizio della strada, così come lui lo fu (ma con il doppio di anni e con un matrimonio fallito alle spalle) quando decise di lasciare Brooklyn e le strade della sua "crocifissione in rosa" per intraprendere un percorso da Odisseo dell'intelletto che lo avrebbe portato, tra le altre cose, a fare l'insegnante-schiavo in un cupo collegio di Digione e a chiedere l'elemosina in Virginia e in Florida durante gli anni della Depressione.......

Queste pagine sull'arte di scrivere (a cura di Thomas H. Moore, minimum fax, 2003) ci dimostrano non solo che Miller è stato uno dei maestri della letteratura di tutti i tempi, ma anche - per chi non conoscesse le sue opere - un uomo pieno di un incontenibile amore per la vita.
All'inizio della sua carriera, Miller scrisse un libro - "Clipped Wings" - che, per sua stessa ammissione, "era schifoso". Capì che doveva ancora lavorare a lungo e duramente su se stesso se voleva diventare un vero autore, e prese così a leggere di tutto: in maniera selvaggia, disordinata. Dostoiewski, Sherwood Anderson, Knut Hamsun, addirittura Oswald Spengler... Arrivato a 44-45 anni, aveva già un baule pieno di manoscritti ma nessuna pubblicazione vera. Povero e disperato a Parigi, batté direttamente a macchina il "Tropico del Cancro", che inizia così:

"Sono senza denaro, senza risorse, senza speranze. Sono l'uomo più felice del mondo. Un anno fa, sei mesi fa, pensavo di essere un artista. Ora non lo penso più, lo sono. Tutto ciò che era letteratura mi è caduto di dosso... Questo non è un libro... lo canterò per voi, un po' stonato forse, ma canterò. Canterò mentre voi gracchiate..."

Per Miller, uno scrittore deve "togliersi la maschera", liberarsi dalle sovrastrutture delle regole fisse e "rivoltare la sua anima". Nello stesso periodo del primo dei "Tropici" milleriani, un altro grande autore, Céline, proclamava più o meno le stesse cose. Miller scrive: "Il mio fine - forse sciocco - è stato di dire la verità, di rivelare me stesso il più a nudo possibile. Naturalmente ho messo il mio aspetto peggiore a tinte fosche... Ricordati, la vita è sempre più strana dell'immaginazione. Più vera, più reale, più fantastica, più poetica, più terribile, crudele e affascinante...".

Dopo tante peripezie per l'Europa, rimpatriò per ritirarsi sulle coste selvagge di Big Sur, una colonia - allora ignota ai più - di artisti e tipi eccentrici.

"Scrivere per il pubblico, per me non significa niente. Quel che mi piacerebbe, sarebbe scrivere per il pazzi... o per gli angeli" (H. Miller)



* The Books In My Life

Ciò che comincia come un saggio sulle influenze letterarie di Miller finisce ben presto con il ramificarsi in tante direzioni. Scritto nel 1950, questo volume tratta sì delle opere che hanno lasciato un segno sul Nostro nei primi sessant'anni della sua vita, ma contiene anche e soprattutto particolari della sua biografia, come nei "Tropici" o in "Plexus". Blaise Cendrars, John Cowper Powys, Knut Hamsum, Jean Giono, Madame Blavatsky, Maurice Maeterlinck, Marie Corelli, Pico della Mirandola... questi sono solo alcuni dei nomi citati da Miller. La sua curiosità intellettuale, mai sopita nemmeno con la vecchiaia, fu alimentata dai suoi incontri con scrittori di tutte le nazionalità. "The Books In My Life" è un libro unico, scritto con l'entusiasmo che caratterizza Henry Miller; per il lettore, è un manuale letterario e nel contempo un compendio filosofico-religioso (Miller scrive con profonda cognizione di causa su Ramakrishna, Lao-Tse, Jacob Boehme, San Francesco d'Assisi....). Un'opera che io affiancherei a "The Losers' Club" di Richard Perez, un eccezionale, divertente romanzo sulla scrittura e sulla vita come scrittore.



* Il mondo del sesso

"Ogni paese, ogni città, borgo o villaggio ha un suo clima sessuale. In certi posti la sessualità permea l'aria come uno sperma sottile e vaporoso; in altri è incrostato nelle mura delle case, persino delle chiese. Qui, come un tappeto di erba nuova, verde, il sesso emana un un profumo dolce, trionfante. Là, fitto come lanugine e sospeso in aria come polline, s'attacca agli abiti, si posa tra i capelli, ti chiude le orecchie."

"Le nostre leggi e le nostre consuetudini si riferiscono alla vita associativa, alla nostra vita in comune, cioè al lato meno importante della nostra esistenza. La vita vera incomincia quando siamo soli, a faccia a faccia con il nostro io sconosciuto. Quel che avviene nella nostra vita di gruppo, non è che conseguenza dei nostri soliloqui intimi."



©2006-07 L i t e r ae


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