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Henry Miller
[1891-1980]

La vita ha sempre l'ultima parola

di Peter Patti

 

Biografia

"Vogliamo la vita, non la letteratura."


Il Grande Saggio (o il "Grande Stoico", perché bisogna essere stoici per poter sopportare quanto è riuscito a fare lui) per lunghi anni patì la fame, sia a New York che a Parigi: un'esperienza che è il sottostrato di tutta la sua opera. Quel che in fondo impariamo dai suoi romanzi è che, anche nel pieno dell'Assurdo, si può vivere da uomini felici, ci si può attaccare alla vita con tutte le forze.

Come Jean Giono, uno dei "disperati" da lui osannati, Miller celebrò "la gloire d'etre vivant". Giono trascorse tutta la sua vita nella provincia francese e scriveva in termini di natura e umanità. Henry Val Miller (Brooklyn, N.Y., 1891) riuscì a lasciare la Big Apple non prima del 1930 e, fedele al detto "nemo profeta in patria", dovette emigrare per poter scrivere romanzi di cui alcuni (Tropico del Cancro, Sexus...) furono addirittura rivoluzionari per lo sviluppo della letteratura "erotica". Ma i suoi meriti vanno ben oltre. Molti scrittori in nuce, ma anche uomini senza velleità letterarie, si sono potuti "liberare" dopo aver scoperto questo autore. Leggendo i suoi migliori libri, si ride, si piange... e senza dover seguire nessuna nozione accademica! È il trionfo dell'autodidatta.

Da giovane passeggiava con l'Evolution Créatrice di Bergson sotto il braccio. Miller: vagabondo pensatore, divoratore di libri, eterno ragazzo geniale di Brooklyn e del 14° distretto. Dostoevskij il suo autore preferito. Joyce non gli piace, Proust lo tollera a stento. La sua stessa prosa è un misto di Rabelais e Montaigne. Quando scrive è scomposto, sbrigliato, esplosivo. Squisitamente verboso, quasi barocco.

"Questo non è un libro. È un libello, diffamazione, calunnia. Non è un libro nel senso comune della parola. No. È un immenso insulto, uno sputo in faccia all'arte, un calcio in culo a Dio, all'uomo, al destino, al tempo, alla bellezza, all'amore!... a quello che vorrete." (Tropico del Cancro)

Parole di un uomo coraggioso, che ha molto sofferto. Gargantuesco e proteiforme, bisogna prenderlo più dal lato umano che da quello letterario. L'opera di Miller è prima di tutto Miller stesso.
"Quel che è importante sapere di uno scrittore, lo si trova nella sua opera."
Quasi come Victor Hugo, che parlando di Shakespeare parla soprattutto di Victor Hugo, così fa Miller studiando Rimbaud (Il tempo degli assassini). Egli narra la propria vita in Francia (Tropico del Cancro) e in Grecia (Il colosso di Maroussi) e i suoi "primi passi" a New York (Primavera nera, Tropico del Capricorno...), con la gioventù caratterizzata dalla miseria ("La crocifissione in rosa": Sexus, Plexus, Nexus), poi il ritorno negli States (Incubo ad aria condizionata), la sua vita nella casetta di Big Sur, di fianco ai monti, di fronte al Pacifico (Big Sur e gli aranci di Hyeronimous Bosch)... Narra ancora di sé quando spiega o fa opera di critica. Dietro la sordidezza, il morbido, il corrotto che traspare dalle sue pagine fa spicco il più gaio, più generoso e più puro degli uomini.
"Sono fiero di non appartenere a questo secolo." (Primavera nera)

Miller si rifiutò di seguire accademie o correnti letterarie, ma era abbastanza disciplinato da curare la sua prosa il più possibile. Ciò non gli impediva tuttavia di dilagare sulla pagina, e i suoi romanzi vengono giustamente definiti "irregolari", anche se la sua non è una logorrea, non è una scrittura inficiata da pleonasmi e controsensi. Le contraddizioni di vedute (a esaminare l'intera sua produzione), per esempio certe opinioni sugli ebrei, quelle sì che ci sono; ma esse si riscontrano anche in Céline - un suo contemporaneo, che senza dubbio lo influenzò - così come in altri grandi scrittori dell'epoca. Eppoi, è la vita stessa a essere contraddittoria...

Quella di Miller è una scrittura chiara, precisa. Miller usa il vocabolario, lo usa per intero; va a scovare parole inusitate, termini che suscitano curiosità, per potenziare la sua prosa, ma non inventa mai - o quasi mai - neologismi. Faceva letteratura come più tardi Frank Zappa avrebbe fatto musica: spesso improvvisando, ma dotato di una tecnica e di un background immensi.

Henry Rollins definì Black Spring (Primavera nera) addirittura il migliore romanzo di tutti i tempi. Noi non osiamo contraddirlo, aggiungendo a questo però almeno altri due titoli milleriani: Tropic of Capricorn e Plexus. Miller è universalmente ritenuto "shocking, violent, obscene; rambling, incoherent, formless; antisocial, anarchic, solipsistic; 'mystical'; hallucinatory, nightmarish, ecstatic, apocalyptic..."

La sua vita fu caratterizzata dalle relazioni amorose, diverse delle quali sfociate in matrimonio. Nel 1917 è ancora un "bravo figlio di famiglia", educato ma fannullone, un ragazzo di strada senza arte né parte (ammazza il tempo "catting around" insieme ai suoi amici oppure facendo la spola tra Brooklyn e Manhattan per visitare l'amato padre, che a Manhattan possiede una sartoria), quando sposa la prima delle sue cinque mogli, Beatrice Sylvas Wickens, dalla quale ha un figlio: un'ottima ragione per trovare un impiego fisso. Entra così nella Western Union Telegraph Company come direttore dell'ufficio assunzioni: un autentico manicomio! È il suo boss a commissionargli un libro, ed ecco nascere Clipped Wings, che lo stesso Miller ripudierà immediatamente. Si rende conto di non essere ancora uno scrittore, e lascia il lavoro (1924) per mettersi a leggere e a studiare.

A questo punto entra in scena una entraineuse, June Edith Smith Mansfield; ed è tempesta d'amore.
La bella June dà a Henry la carica per continuare nel suo apprendistato letterario; Henry divorzia dalla prima moglie per sposare lei. Racimolando i propri risparmi, June lo porta a Parigi a fargli annusare l'aria della civilizzata Europa.
Nella capitale francese, "il ragazzo di Brooklyn" (Henry conserverà per tutta la vita l'accento tipico del suo quartiere, la 14th Ward. "Il resto degli Stati Uniti per me non esiste, se non come idea, o storia, o letteratura." [Primavera nera]) fa vita dissoluta e scrive diversi racconti erotici. Poi il suo primo vero libro, pubblicato a metà degli anni Trenta dalla Obelisk Press: Tropic of Cancer, immediatamente seguito da Black Spring e da Tropic of Capricorn; sono le cronache sessuali, amorose, affettive, esistenziali di un americano espatriato, vergate in un linguaggio e con una tecnica all'avanguardia. Un esordio clamoroso; nasce il mito-Miller.
Miller diventa un best-seller in Francia e in Giappone, mentre in America i suoi libri non vengono pubblicati oppure vendono solo sottobanco.
A Parigi avviene l'incontro fatidico con Anais Nin. È un delirio di erotismo, un vortice di passione che coinvolge anche June. Il triangolo tra Henry, Anais e June contribuisce ad accrescere il mito suddetto.
Miller, su invito di Lawrence Durrell, lascia Parigi per la Grecia, dove lo sorprende lo scoppio della guerra. Il mondo è presto in fuoco e in fiamme, ma in mezzo a tanta pazzia lo scrittore si dà ai viaggi di "autoformazione".

Queste peripezie per l'Europa (in Francia fu odiato e osannato, in Inghilterra non gli fecero quasi nemmeno mettere piede...) ovviamente non potevano durare in eterno, anche perché Henry viveva eternamente al limite dell'indigenza, così nel 1944 lo scrittore torna in America, per andare a sistemarsi però non nell'"universo cosmococcico" di New York, bensì a Big Sur, in California. Correvano gli anni Cinquanta: la Beat Generation (un "gruppo di bambini" che voleva proporre un nuovo e originale legame tra gli uomini e il cosmo) era ancora in fasce e il movimento hippy ancora lungi dal nascere, ma, grazie a Henry, il seme era stato gettato. A Big Sur Miller rimarrà fino al '63 sposandosi un altro paio di volte, prima di incontrare l'ultima moglie, Eve McClure.

Il suo radicalismo si stempera una volta impiantatosi sulla selvaggia costa di Big Sur ("Qui posso dire, per la prima volta nella mia vita: Amen"). Finalmente gode di una certa sicurezza materiale, eppure lui (in condizioni quasi impossibili, tra bambini da accudire e nella ristrettezza di un "rifugio" che viene a più riprese invaso da visitatori e pellegrini di ogni genere) si sforza, riuscendoci, di finire la trilogia della "Crocifissione in rosa" (Sexus-Nexus-Plexus). Quel che seguirà (ovvero la sua produzione negli ultimi venticinque anni di vita) non avrà più la forza delle opere precedenti, e Alfred Perlés deplorerà in My Friend, Henry Miller: "A Big Sur, Henry è circondato da fans come fosse una stella del cinema"...

Si spegne, benestante e venerato ma malato di vecchiaia, a Pacific Palisades, California, nel 1980.



"L'America non è un posto per un artista: essere un artista vuol dire essere una lebbra morale, uno spostato economico, un rischio sociale. Un maiale da ingrasso si gode una vita migliore d'un artista creativo, scrittore, pittore o musicista. Essere un coniglio è meglio ancora. "
Henry Miller, L'incubo ad aria condizionata


"Alla risata, al riso, contrappongo il SORRISO."
(Vedi l'intero brano ne Il meglio di Henry Miller, Longanesi 1961, pagg. 334-335)


"La più antica costruzione di Eracleion sopravviverà alla più moderna costruzione americana."
Henry Miller (Il colosso di Maroussi)


"Alcuni considerano L'età dell'oro come un sogno del passato; altri, come il millennio a venire. Ma L'età dell'oro è la realtà immanente cui tutti noi, con la nostra vita quotidiana, collaboriamo o manchiamo di collaborare. Il mondo è quale noi ogni giorno lo facciamo o manchiamo di farlo. Se quel che ci troviamo oggi tra le mani è pazzia, i pazzi siamo noi."
H. Miller ('«L'età dell'oro» di L. Buñuel e Salvator Dalì', in Max e i fagociti bianchi)


"Ciascun uomo ha il proprio destino: l'unico imperativo è seguirlo, accettarlo, non importa dove esso conduca."
Henry Miller, The Wisdom of the Heart

Fonti:

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